Le Frequently Asked Questions, meglio conosciute con la sigla FAQ, sono letteralmente le “domande poste frequentemente”; più esattamente sono una serie di risposte stilate direttamente dal comitato UNPLI Lombardia, in risposta alle domande più comuni nella gestione di una Pro Loco.

1. Le Pro Loco sono associazioni riconosciute o non riconosciute di natura privatistica?

Le Pro Loco sono considerate dal Codice Civile, ai sensi dell’art. 36 e segg., Associazioni non riconosciute in quanto non hanno avuto, per scelta operata, il riconoscimento della personalità giuridica rilasciato dalla Prefettura, in virtù del D.P.R. 10 febbraio 2000, n. 361.

2. Quali sono le attività principali delle Pro Loco che vengono definite istituzionali e quali sono, invece, quelle accessorie che vengono considerate commerciali?

Le attività principali, definite istituzionali, sono quelle derivanti dallo scopo sociale che si prefigge la Pro Loco indicato nello Statuto, approvato in fase di costituzione ed eventualmente aggiornato o modificato dall’Assemblea straordinaria dei Soci, effettuate nei confronti dei soci o di terzi  “in forma gratuita”.

Le attività accessorie e sussidiarie eventualmente effettuate nei confronti di tutti “a pagamento”, ai fini di reperire fondi per le attività istituzionali sopra richiamate, sono considerate attività commerciali.

3. Come si costituisce una Pro Loco?

Una Pro Loco si costituisce con la sottoscrizione dell’Atto costitutivo per iniziativa di alcuni Soci promotori. L’Atto costitutivo può essere stilato nella forma di Atto pubblico (Con l’assistenza di un Notaio),  nella forma di Scrittura privata autenticata e registrata (Le firme sono autenticate dal Notaio o da un Pubblico ufficiale) oppure nella forma di  Scrittura privata registrata (Senza la presenza di pubblico ufficiale).

All’Atto costitutivo deve essere allegato lo Statuto.

4. Cosa si deve fare dopo la costituzione?

L’Atto costitutivo e lo Statuto devono essere sottoposti alla registrazione presso l’Agenzia delle Entrate competente, dietro versamento dell’imposta di registro, e contemporaneamente viene richiesto il Codice fiscale.

5. Occorre chiedere il Codice fiscale o la Partita IVA e in che modo?

All’atto della registrazione dell’Atto costitutivo viene richiesto il solo Codice fiscale nella previsione di svolgimento esclusivo di attività istituzionale.

Nel caso in cui si prevede di svolgere anche attività commerciale accessoria è necessario chiedere contestualmente anche la Partita IVA. In questo caso l’unico numero assegnato funge sia da Codice fiscale che di Partita IVA.

Volendo, la Partita IVA potrà essere richiesta in un momento successivo alla data di registrazione dell’atto di costituzione e quindi all’ inizio di attività commerciale.

6. L’atto costitutivo e lo Statuto cosa devono contenere?

L’Atto costitutivo deve contenere la volontà di costituire l’Associazione Pro Loco secondo una finalità ben precisa ed individuata nella descrizione dello scopo sociale e lasciando il dettaglio del funzionamento dell’associazione nello Statuto allegato che deve contenere alcune clausole particolari dettate dalle norme fiscali e le norme specifiche associative e di gestione.

7. Quali sono i criteri da adottare e l’iter da seguire per associare una persona?

Per associare una persona, che successivamente assume la qualifica di socio, è necessario seguire il seguente iter procedurale:

a) Domanda della persona interessata diretta al Consiglio direttivo della Pro Loco;

b) Esame della domanda da parte del Consiglio ed emanazione della delibera di accoglimento della domanda;

c) Comunicazione all’interessato dell’accettazione della domanda e richiesta di pagamento della quota associativa. In caso di diniego è necessario comunicare anche i motivi del diniego;

d) Iscrizione del nuovo associato nel Libro dei Soci.

8. Quali sono le clausole che devono necessariamente essere inserite negli Statuti?

Le clausole specifiche che devono essere inserite negli statuti sono dettate dall’art. 148, 8° comma, del D.P.R. n. 917/1986 (Testo Unico delle Imposte sui redditi), e inserite nell’art. 4, 7° comma, del D.P.R. n. 633/1972 (Testo dell’Imposta sul valore aggiunto).

Le clausole, espressamente da indicare nello statuto, riguardano il divieto di distribuire utili, le regole per la devoluzione del patrimonio in caso di scioglimento, il rapporto associativo e la effettività del rapporto stesso, l’obbligo di redigere il rendiconto annuale, l’eleggibilità degli organi amministrativi secondo il principio di democraticità e l’intrasmissibilità della quota associativa.

9. Quali sono i benefici iniziali che vengono accordati agli Enti di tipo associativo?

I benefici che vengono accordati dalle norme tributarie agli Enti di tipo associativo sono quelli previsti dall’art. 148, 8° comma, D.P.R. n. 917/1986 (TUIR) e dall’art. 4, 7° comma, D.P.R. n. 633/1972 (IVA). Questi benefici sono i seguenti:

a) Non imponibilità delle quote associative ai fini IRES e IVA;

b) Non imponibilità di contributi in danaro ricevuti;

c) Non imponibilità di corrispettivi specifici versati dai soci per particolari servizi da questi ricevuti dall’Ente a cui sono associati.

10. Che cosa è il Modello EAS?

E’ un questionario predisposto dal Ministero delle Finanze contenente richiesta di dati e notizie particolari che deve essere compilato e spedito in via telematica dagli Enti di tipo associativo allo stesso Ministero entro 60 giorni dalla costituzione dell’ente medesimo.

11. Perché è obbligatorio presentare il Modello EAS e chi deve presentarlo?

E’ obbligatorio presentare il questionario al fine di ottenere i benefici fiscali previsti dalle norme tributarie fin dalla costituzione dell’ente ai sensi dell’art. 148 del TUIR e art. 4 della normativa IVA.

12. Perché associarsi all’UNPLI?

R.  Associarsi all’UNPLI nazionale, attraverso l’iscrizione al Comitato Regionale UNPLI  della propria Regione, significa entrare a far parte di un organismo a livello nazionale che valorizza l’attività istituzionale della Pro Loco e fornisce la possibilità di ottenere, a mezzo di esplicita richiesta, l’iscrizione al Registro nazionale delle Associazioni di Promozione Sociale.

L’iscrizione all’UNPLI dà diritto di usufruire particolari trattamenti da parte della SIAE in seguito alla convenzione stipulata con tale Ente ai fini del pagamento dei diritti di autore.

Con l’iscrizione si possono ottenere benefici economici con diversi soggetti in virtù di Convenzioni stipulate con gli stessi a favore degli associati.

13. Come viene definita una Associazione di Promozione sociale?

Viene definita Associazione di Promozione sociale un’Associazione riconosciuta o non riconosciuta “costituita al fine di svolgere attività di utilità sociale a favore di associati o di terzi, senza finalità di lucro e nel pieno rispetto della libertà e dignità degli associati”.

La particolare disciplina è prevista dalla Legge n. 383/2000.

14. Come si diventa A.P.S. – Associazione di Promozione Sociale?

Presso tutte le Regioni e le Province autonome di Trento e di Bolzano sono istituiti registri su scala regionale e provinciale a cui possono iscriversi le associazioni in possesso dei requisiti previsti dalla legge n. 383/2000 che svolgono attività, rispettivamente,  in ambito regionale o provinciale.

Presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri – Dipartimento per gli affari sociali – è istituito un registro nazionale al quale possono iscriversi le Associazioni di promozione sociale a carattere nazionale in possesso dei requisiti della stessa legge n. 383/2000 costituite ed operanti nel territorio nazionale. L’UNPLI nazionale, dopo essere stata riconosciuta Ente Nazionale a finalità assistenziali ai sensi del D.P.R. n. 640/1972 e della Legge n. 287/1991, è stata iscritta al Registro Nazionale delle Associazioni di Promozione Sociale con il N. 56.

Le Pro Loco iscritte al Comitato Regionale UNPLI, a loro volta aderenti all’UNPLI nazionale, possono chiedere l’iscrizione al Registro nazione delle A.P.S. mediante richiesta scritta al proprio Comitato regionale corredando la domanda dei documenti necessari.

15. Quali benefici sono previsti per le A.P.S.?

Il beneficio più importante è quello previsto dall’art. 8 della legge istitutiva n. 383/2000 che prevede la possibilità di stipulare convenzioni con la pubblica amministrazione per le Associazioni iscritte nei registri nazionale o regionali.

Altri benefici di carattere tributario riguardano:

a)      La possibilità della partecipazione alla ripartizione del  5 PER MILLE che il Ministero propone annualmente per le Associazioni senza scopo di lucro;

b)      Le cessioni bi beni e le prestazioni di servizi rese nei confronti dei familiari conviventi degli associati sono equiparate, ai fini fiscali, a quelle rese agli associati;

c)      Le quote e i contributi corrisposti alle APS non concorrono alla formazione della base imponibile, ai fini dell’imposta sugli intrattenimenti;

d)      Le erogazioni liberali in denaro effettuate da persone fisiche e da imprese a favore delle APS godono di particolari detrazioni e deduzioni ai fini della imposizione sul reddito;

e)      Gli Enti locali possono deliberare riduzioni sui tributi di propria competenza alle APS;

f)       Lo Stato, le Regioni, le Province autonome di Trento e di Bolzano, le Province, i Comuni e gli altri Enti pubblici possono stipulare convenzioni con le APS, iscritte da almeno sei mesi nei registri, per lo

svolgimento delle attività previste dallo statuto verso terzi;

g)      Le Amministrazioni statali possono prevedere forme  e modi per l’utilizzazione non onerosa di beni mobili e immobili per manifestazioni e iniziative temporanee delle APS;

h)      Il Sindaco può concedere alle APS autorizzazioni temporanee alla somministrazione di alimenti e bevande in occasioni di manifestazioni sociali;

i)        Le APS sono autorizzate ad esercitare attività turistiche e ricettive per i propri associati;

j)        Le Amministrazioni dello Stato, le Regioni, le Province e i Comuni possono concedere in comodato beni mobili ed immobili di loro proprietà, non utilizzati per fini istituzionali, alle APS per lo svolgimento delle loro attività istituzionali

 

16. Che tipo di contabilità occorre predisporre per le attività esercitate?

Non vi è un obbligo particolare per la tenuta della contabilità per le Associazioni senza scopo di lucro. Per l’attività istituzionale, comunque, è consigliato di tenere una contabilità semplificata e limitata alle sole scritture di entrata e di uscita al fine di dare trasparenza alle operazioni concluse e rendicontare agli associati e ai terzi che ne hanno necessità il risultato della gestione. Per le attività accessorie e secondarie svolte dalle Associazioni di natura commerciale è necessario tenere una contabilità idonea a giustificare le operazioni concluse durante la gestione si fini soprattutto di fornire controlli per gli adempimenti fiscali, quali versamenti di imposte e presentazione delle dichiarazioni tributarie.

17. Quali sono i libri e i registri consigliati per l'attività istituzionale?

Per la gestione dell’attività istituzionale, in mancanza di una regola specifica, è consigliabile porre in essere i seguenti libri e registri, anche per ottemperare agli obblighi primari previsti dalle norme tributarie per conseguire i benefici fiscali:

a. Libro dei Soci
b. Libro delle Assemblee
c. Libro del Consiglio direttivo
d. Libro dei beni patrimoniali
e. Registro delle Entrate
f. Registro delle Uscite
g. Libro dei verbali del Collegio dei Revisori (ove esistente)
h. Libro dei verbali del Collegio dei Probiviri (ove esistente)
I suddetti libri e registri non devono essere sottoposti a vidimazione, se non per propria scelta del Consiglio direttivo.

Alla fine della gestione annuale, in occasione dell’approvazione da parte dell’Assemblea ordinaria, è necessario redigere il Rendiconto economico-finanziario e la Situazione patrimoniale con allegata la Relazione di gestione da parte del Presidente del Consiglio direttivo, unitamente al Bilancio di previsione.

18. Quali sono i libri e i registri consigliati per l'attività commerciale eventualmente esercitata in via accessoria e sussidiaria?

Per le attività commerciali esercitate in via accessoria e secondaria, al fine degli adempimenti fiscali conseguenti all’effettuazione di tali attività, è necessario istituire i seguenti libri e registri, oltre a quelli previsti per l’attività istituzionale:
a. Registro dei corrispettivi (*)
b. Registro delle fatture emesse (**)
c. Registro degli acquisti (***)
d. Libro dei beni ammortizzabili (****)
Alla fine della gestione è necessario redigere il Bilancio economico e lo Stato patrimoniale corredato della Relazione di gestione e della Situazione finanziaria da sottoporre all’approvazione dell’Assemblea ordinaria, unitamente al Bilancio di previsione.

(*) Per i soggetti minori in contabilità semplificata era stato disposto l’uso di un registro chiamato “Prospetto riepilogativo” in cui segnare entro il giorno 15 del mese successivo al conseguimento dei corrispettivi l’ammontare di tutti quelli incassati nel corso del mese precedente. Con la Circolare ministeriale n. 10/E/1997 l’Agenzia delle Entrate ha chiarito che in alternativa a tale prospetto è possibile l’uso del registro corrispettivi.

(**) Le fatture emesse possono essere annotate anche nel registro dei corrispettivi in presenza di attività che consentono l’uso del registro dei corrispettivi.

(***) Il Registro degli acquisti non è obbligatorio per coloro che hanno optato per la Legge n. 398/1991. È comunque consigliabile utilizzarlo per meglio tenere sotto controllo gli acquisti effettuati.

(****) Nella gestione commerciale in tale registro vanno elencati i beni ammortizzabili diversi da quelli patrimoniali dell’attività istituzionale.

19. Per l’attività commerciale l’IVA come deve essere versata?

Per l’attività commerciale e con il regime ordinario l’IVA applicata sulle fatture emesse o inserita nei corrispettivi deve essere versata, previa detrazione dell’Iva corrisposta sugli acquisti, mensilmente, salvo opzione per il versamento trimestrale con supplemento dell’1% a titolo di interessi, in via telematica con il Modello F24.

I soggetti che optano per la Legge n. 398/1991 versano l’IVA in via trimestrale e in forma forfetaria pari al 50% dell’IVA applicata selle fatture emesse o inserita nei corrispettivi, senza detrarre l’imposta corrisposta sugli acquisti.

20. Cosa occorre fare per chiedere l’opzione per la Legge n. 398/1991 e quando è possibile applicarla?

La legge 16 dicembre 1991, n. 398, portante agevolazioni tributarie per le Associazioni sportive dilettantistiche per le attività commerciali eventualmente svolte dalle stesse associazioni, è stata estesa, con provvedimento successivo, alle Associazioni culturali e elle Pro Loco.

Per poter utilizzare tale normativa le Pro Loco che svolgono attività commerciale in via accessoria, devono fare richiesta di opzione alla competente Agenzia della SIAE entro il 31 dicembre dell’anno in cui operano per poter iniziare ad avvalersi delle agevolazioni dall’inizio dell’anno successivo. L’opzione deve essere seguita per 5 anni e può essere revocata dopo il quinquennio.

Con la dichiarazione UNICO dell’anno successivo deve essere data notizia all’Agenzia delle Entrate con il Quadro VO, previsto dal modello IVA, da allegare alla dichiarazione.

Per chi inizia l’attività nel corso dell’anno l’opzione deve essere chiesta al momento dell’inizio dell’attività ed è subito operativa con l’attribuzione della partita IVA.

21. Quali sono i benefici fiscali previsti dalla Legge n. 398/1991?

Si premette che per chiedere l’applicazione della legge n. 398/1991 l’Associazione già esistente e con attività in atto di natura commerciale deve aver conseguito nel periodo di imposta dell’anno precedente a quello della richiesta un volume d’affari non superiore ad Euro 250 mila.

Con l’opzione per tale normativa l’Associazione è obbligata a seguire il sistema agevolativo per almeno 5 anni. Alla scadenza, salvo revoca, l’opzione viene rinnovata in modo automatico.

I benefici conseguenti sono:

– non vi è l’obbligo della tenuta del Registro degli acquisti (Le fatture di acquisto vanno conservate e numerate in ordine cronologico);
– i corrispettivi vanno annotati nel Prospetto riepilogativo di cui al D.M. 11.02.1997 , in unica registrazione, entro il giorno 15 del mese successivo a quello del conseguimento degli incassi del mese precedente (Il prospetto può essere validamente sostituito dal Registro dei corrispettivi che contiene i ricavi giornalieri del mese di competenza);
– il versamento dell’IVA viene forfetizzato al 50% dell’imposta riscossa. Per le sponsorizzazioni la riduzione dell’IVA, con decorrenza 2014 (Decreto semplificazione) è uguale a quella prevista per la pubblicità, pari al 50%, e per i diritti televisivi e radiofonici la riduzione è di 1/3; – il reddito imponibile ai fini IRES e IRAP viene forfetizzato al 3% dei ricavi annuali al netto dell’Iva;
– la dichiarazione dell’IVA non viene presentata;
– i versamenti periodici IVA , con Mod. F24 in via telematica, vanno fatti trimestralmente con i seguenti Codici: 6031 – 6032 – 6033 – 6034.

22. Come si versa l’IRES in regime della Legge n. 398/1991?

L’IRES, attualmente pari al 27,50%, deve essere calcolata sul reddito imponibile forfetizzato del 3% del volume d’affari commerciale. Il Versamento deve essere eseguito, entro i termini stabiliti (di solito entro il 20 giugno), con il modello F24 e in via telematica. Le stesse regole valgono ai fini IRAP.

23. Quali sono i termini di presentazione, da parte delle A.P.S., delle domande di iscrizione per partecipare alla distribuzione del 5 per mille?

Si premette che alla distribuzione del 5 per mille possono partecipare, nella fascia delle organizzazioni di volontariato, anche le Associazioni di promozione sociale attraverso l’iscrizione nelle liste predisposte dall’Agenzia delle Entrate.

In genere i termini annuali cadono sempre nello stesso periodo; in particolare per l’anno 2014 i termini si sono aperti dal 21 marzo fino al 7 maggio. Per tale anno sono stati stanziati, dalla Legge Finanziaria 2014, 400 milioni di euro

24. Cos’è lo “Spesometro” ?

La distinta elencazione degli acquisti e delle operazioni attive eseguite dagli operatori economici con partita Iva, comunemente chiamata “Spesometro”, è il documento-comunicazione che deve essere presentato annualmente per comunicare all’Erario le operazioni eseguite nei confronti dei clienti e le operazioni ricevute dai fornitori.

(Vedi anche FAQ n. 35)

25. Tra gli organi statutari delle Associazioni è prevista la presenza obbligatoria del Collegio dei Revisori dei conti e del Collegio dei Probiviri?

In tutti gli statuti è prevista la presenza del Collegio dei Revisori dei conti e del Collegio dei Probiviri per una ragione molto evidente di regolarità di gestione e di risoluzione di problemi che possono verificarsi nell’ambito associativo. Infatti, il Collegio dei Revisori dei conti, composto normalmente di tre membri – il Presidente e due Revisori effettivi più due membri supplenti – serve a garantire, nei confronti dei terzi, che la gestione dell’Associazione viene tenuta secondo le regole statutarie e secondo le norme civilistiche e tributarie che regolano la stessa gestione.

Il Collegio dei Probiviri, composto anch’esso di tre membri effettivi, è necessario al fine di definire e risolvere tutte le questioni che si possono manifestare all’interno della compagine associativa e dirimere tutte le controversie che possono insorgere tra la gestione e gli associati.

Da non sottovalutare, infine, le possibili controversie che possono insorgere con i terzi esterni all’associazione; queste possono essere risolte anche con il parere consultivo di questi due organi chiamati a fornire il proprio parere a livello di organi di controllo e di giudicanti. Se nello Statuto è indicata la loro presenza è necessaria la loro istituzione dal punto di vista operativo.

26. Quali contributi erogati agli Enti n.c. possono essere detratti in dichiarazione dei redditi dalle persone fisiche e dalle imprese?

La normativa tributaria delle imposte dirette di cui al Testo Unico delle imposte sul reddito prevede alcune possibilità di deduzione dal reddito e di detrazione dall’imposta a seconda del soggetto a cui vengono elargite somme di denaro.

Attualmente, per quanto riguarda le persone fisiche, le detrazioni sono indicate nell’art. 15 – comma 1-bis – del D.Lgs. n. 917/1986 e s.m.. e riguardano, tra le più abituali, le erogazioni liberali in denaro a favore delle A.P.S. e delle ONLUS fino ad € 2.065,83, le erogazioni liberali in denaro per un importo non superiore al 2% del reddito complessivo dichiarato a favore di fondazioni e associazioni riconosciute e senza scopo di lucro che svolgono esclusivamente attività nello spettacolo. Per queste detrazioni è possibile detrarre il 19% dell’importo erogato dall’imposta lorda.

Per quanto riguarda le imprese le detrazioni che possono essere eseguite riguardano, in particolare, le erogazioni in denaro a favore delle ONLUS nei limiti di € 2.065,83 o del 2% del reddito di impresa dichiarato, le erogazioni in denaro a favore delle A.P.S. nella misura di € 1.549,37 o del 2% del reddito di impresa dichiarato.

27. Perché una Pro Loco non è ONLUS?

Le ONLUS – Organizzazioni Non Lucrative di Utilità Sociale – sono Associazioni che hanno per scopo la finalità di solidarietà sociale diretta ad arrecare benefici a persone svantaggiate in ragione di condizioni fisiche, psichiche, economiche , sociali o familiari e a componenti collettività estere, limitatamente agli aiuti umanitari.

Le Pro Loco nei loro statuti non hanno tali finalità e non sono classificabili neanche come organismi di volontariato intesi tali dalla Legge 11.8.1991, n. 266, i quali, per effetto dell’art. 10, 8° comma, sono considerati ONLUS di diritto in quanto le loro attività sono rivolte a fini esclusivamente di solidarietà sociale.

Le Pro Loco, come da significato letterale insito nel nome, sono associazioni che si riferiscono alle attività “a favore del luogo” in cui esse operano e si interessano di cultura del territorio, di turismo e di cultura della eno-gastronomia locale e di pubblicizzazione dei prodotti del territorio medesimo.

La Regione Lombardia ha emanato la Legge Regionale 16 luglio 2007, n. 15, che ha abrogato la legge regionale n. 16/2001, con la quale all’art. 15, 1° comma, ha definito le Associazioni Pro Loco nel seguente modo:
“Sono Pro Loco le Associazioni locali con sede nella Regione Lombardia che svolgono la propria attività di valorizzazione delle realtà e delle potenzialità turistiche, naturalistiche, culturali, storiche, sociali ed enogastronomiche dei luoghi in cui operano.

28. I Comuni possono erogare contributi?

I Comuni , nelle proprie funzioni istituzionali e in relazione alle proprie disponibilità, hanno sempre elargito somme di denaro alle Associazioni presenti sul proprio territorio in funzione delle attività di carattere socialmente utili messe in atto dalle medesime associazioni.

Alcune restrizioni e precisazioni in ordine alla concessione di tali contributi sono intervenute con il D.L. n. 78 del 31.5.2010, trasformato in Legge n. 122 del 30.7.2010, all’art. 6, 9° comma, è stato disposto che

“a partire dall’anno 2011 le Amministrazioni pubbliche non possono effettuare spese per sponsorizzazioni”.

Tale disposizione ha ingenerato negli Enti locali molte perplessità e sono state avanzate da più parti richieste di interpretazioni volte a chiarire il senso del divieto e la distinzione tra “Sponsorizzazioni” e “Contribuzioni” che gli Enti abitualmente erogano a soggetti vari in funzione delle loro attività sul territorio.

Un primo intervento ufficiale era stato proposto dalla Corte dei conti – Sezione Lombardia – in data 23 dicembre 2013, n. 1075, in seguito a richiesta di parere da parte di un Ente Comunale.

In tale occasione i giudici si sono soffermati, in primo luogo, sulla natura di sponsorizzazione concludendo che “in applicazione dell’art. 43 della Legge 27.12.1997, n. 449, al fine di favorire una migliore qualità dei servizi prestati, i Comuni, le Province e gli altri Enti locali indicati nel presente testo unico possono stipulare contratti di sponsorizzazione, nonché convenzioni, con soggetti pubblici o privati diretti a fornire consulenze e servizi aggiuntivi”, “purché detti contratti siano diretti a perseguire interessi pubblici e non cagionino conflitti di interesse tra attività pubblica e attività privata, comportando risparmi di spesa rispetto agli stanziamenti disposti”.

Proprio per tale ultimo motivo, però, e perseguendo i principi dei Trattati europei è intervenuto il predetto D.L. n. 78/2010 che ha previsto il radicale divieto di spese per sponsorizzazioni da parte della pubblica amministrazione.

La Pubblica Amministrazione potrà, comunque, erogare ancora contributi ai soggetti del Terzo settore, in quanto “tra le molteplici forme di sostegno all’associazionismo locale l’elemento che connota, nell’ordinamento giuscontabile, le contribuzioni tuttora ammesse (distinguendole dalle spese di sponsorizzazione ormai vietate) è lo svolgimento da parte del privato di una attività propria del Comune in forma sussidiaria. L’attività, dunque, deve rientrare nelle competenze dell’ente locale e viene esercitata, in via mediata, da soggetti destinatari di risorse pubbliche. Questo profilo teleologico, idoneo ad escludere la concessione di contributi dal divieto di spese per sponsorizzazioni, deve essere palesato dall’ente locale in modo inequivoco nella motivazione del provvedimento”.

Dopo questa limitazione è intervenuta un’altra disposizione per le pubbliche amministrazioni che riguarda la possibilità di acquisire servizi a titolo oneroso da parte di enti di diritto privato in base a convenzioni esclusivamente in base a procedure previste dalla normativa nazionale in conformità con la disciplina comunitaria.

Ciò vuol dire che la convenzione deve essere stipulata dopo aver disposto una gara di appalto, da parte degli Enti, a cui partecipano i diretti interessati. Più precisamente il decreto-legge riguardante la cosiddetta “Spending review” n. 95 del 6 luglio 2012, convertito in Legge 7 agosto 2012, n. 135, all’art.4, comma 6, ha disposto che le pubbliche amministrazioni possono acquisire a titolo oneroso servizi di qualsiasi tipo, anche in base a convenzioni, da enti di diritto privato di cui agli articoli da 13 a 42 del Codice Civile esclusivamente in base a procedure previste dalla normativa nazionale in conformità con la disciplina comunitaria. Prosegue l’articolo: “Gli enti di diritto privato di cui agli articoli da 13 a 42 del C.C., che forniscono servizi a favore dell’amministrazione stessa, anche a titolo gratuito, non possono ricevere contributi a carico delle finanze pubbliche.

Sono escluse da tale norma, tra gli altri enti indicati nell’articolo, le Associazioni di Promozione sociale (A.P.S.) di cui alla legge 7 dicembre 2000, n. 383. La normativa prevede, inoltre, ai commi 7 e 8 che dal 1° gennaio 2014 si possano stipulare convenzioni, secondo le modalità suddette, per servizi di valore economico pari o inferiori a 200.000 euro annui. Ciò stante, le Pro Loco che hanno interesse a stipulare convenzioni con i Comuni per servizi da questi concessi devono avere la qualifica di Associazione di Promozione sociale che potrà essere acquisita attraverso l’UNPLI nazionale a cui si è indirettamente iscritti attraverso il Comitato Regionale UNPLI della propria Regione.

29. Quale iter occorre seguire per iscriversi al Registro nazionale delle A.P.S.?

La richiesta deve essere presentata dal Presidente della Pro Loco alla Direzione del Comitato Regionale UNPLI della propria Regione allegando l’Atto costitutivo e Statuto, dichiarazione delle attività svolte e altra documentazione che viene richiesta.

La domanda, dopo l’esame da parte del Comitato, viene inviata alla direzione dell’UNPLI nazionale che provvede a trasmetterla al Ministero del lavoro e delle politiche sociali per la successiva annotazione nel Registro nazionale delle Associazioni di Promozione sociale.

30. I contributi erogati dai Comuni per le attività istituzionali delle Pro Loco sono soggetti a ritenuta di acconto?

I contributi che i Comuni erogano alle associazioni sono condizionati agli scopi sociali delle stesse e la ritenuta di acconto viene applicata nel caso in cui la somma erogata va ad affluisce nella sfera commerciale dell’ente.

Infatti, l’art. 28 del DPR n. 600/1973 prevede che “Le Regioni, le Province, i Comuni, gli Enti pubblici e privati devono operare una ritenuta del 4% a titolo di acconto delle imposte……sull’ammontare dei contributi corrisposti ad imprese”.

Pertanto, se l’Associazione dichiara che il contributo deve servire per la realizzazione di una attività commerciale, il Comune è obbligato a trattenere dalla somma erogata la predetta ritenuta in quanto la somma è destinata all’Associazione che in quel momento agisce in qualità di impresa.

La ritenuta di acconto che il Comune applica costituisce un acconto delle imposte che l’Associazione dovrà versare nell’anno di competenza in occasione della presentazione della dichiarazione dei redditi.

31. Le Pro Loco possono effettuare lotterie, tombole e pesche di beneficenza?

La Legge finanziaria n. 449/1997 per l’anno 1998 aveva abrogato alcune disposizioni in materia di tasse sulle lotterie e il Regolamento, emanato con D.P.R. n. 430 del 26.10.2001, in vigore dal 12 aprile 2002, ha abolito la tassa di lotteria ed ha introdotto alcune disposizioni per gli organizzatori di manifestazione di sorte locali.

Tali manifestazioni, individuate come lotterie, tombole e pesche o banchi di beneficenza, possono essere svolte dagli Enti morali, le Associazioni e i Comitati senza fine di lucro, aventi scopi assistenziali, culturali, ricreativi e sportivi, e le ONLUS, se dette manifestazioni sono necessarie per far fronte alle loro esigenze finanziarie legate alle attività istituzionali.

Con la norma richiamata è stato disposto che gli organizzatori devono presentare al Sindaco del Comune di residenza e al Prefetto della Provincia una comunicazione almeno trenta giorni prima della data stabilita per la manifestazione e la stessa deve contenere il dettaglio dello svolgimento della medesima manifestazione.

A quest’ultimo adempimento se ne aggiunge un altro previsto dalla legge finanziaria 2004 (D.L. n. 269/2003, convertito in legge n. 326/2003): 60 giorni prima dell’adempimento di cui sopra deve essere presentata una autonoma comunicazione al Ministero dell’Economia e delle finanze – Amministrazione autonoma dei Monopoli di Stato – nelle forme e con le modalità stabilite con Provvedimento dirigenziale di tale Amministrazione.

Gli Ispettorati Compartimentali a cui devono essere inviate le comunicazioni sono, per ogni provincia, i seguenti:

Pavia = Via Urbano Rattazzi, n. 35 ALESSANDRIA

Brescia = Via Solferino, n. 57 BRESCIA

Bergamo = “ “ Milano = Via San Marco, n. 32 MILANO

Como = “ “

Lecco = “ “

Lodi = “ “

Sondrio = “ “

Monza = “ “

Varese = “ “

Cremona = Via Umbria, n. 9 PARMA

Mantova = “ “

32. Che cosa è il PORTUP?

Il PORTUP è l’acronimo di un sistema di comunicazione telematica: Portale degli Utilizzatori Professionali che la Direzione generale della SIAE con una convenzione con la Direzione nazionale dell’UNPLI ha messo in atto al fine di semplificare gli adempimenti burocratici che le Associazioni Pro Loco devono seguire per il disbrigo degli adempimenti obbligatori.

In pratica, attraverso la rete telematica e con un codice identificativo richiesto alle Agenzie della SIAE, si può accedere al sistema informatico della Siae e si possono eseguire tutte le operazioni di inizio di attività spettacolistiche ed altri adempimenti legati al diritto d’autore.

Tutte le informazioni necessarie si possono reperire sul sito dell’UNPLI.

33. Perdita della qualifica di ente non commerciale. Quando si può verificare e con quali elementi?

La perdita della qualifica di ente non commerciale è prevista dall’art. 149 del Testo Unico delle imposte dirette DPR n. 917/1986 e s.m.

Si deve premettere che gli Enti non commerciali in genere e in particolare le Associazioni Pro Loco, per la loro natura specifica, non svolgono attività commerciale. Per questa loro particolarità possono usufruire di agevolazioni tributarie legate alla loro attività istituzionale svolta nei confronti dei loro associati e nei confronti della popolazione in cui operano.

Possono, però, collateralmente ed in via del tutto accessoria e non continuativa, anche attività di carattere commerciale al fine di reperire fondi per sostenere le loro attività istituzionali svolte in via primaria.

Per poter mantenere i benefici fiscali acquisiti per la loro natura principale di enti non commerciali sono state dettate alcune norme e specifici parametri entro i quali tali enti devono rientrare per evitare la perdita della loro qualifica.

Il richiamato articolo 149 del Testo unico imposte dirette specifica, in primo luogo, che si perde la qualifica di ente non commerciale qualora l’ente eserciti prevalentemente attività commerciale per un intero periodo di imposta.

Si tiene conto anche di alcuni parametri per qualificare l’attività commerciale dell’ente oggetto di verifica. I parametri a cui si deve far riferimento sono i seguenti:

a. Prevalenza delle immobilizzazioni relative all’attività commerciale rispetto alle restanti attività;

b. Prevalenza dei ricavi derivanti da attività commerciali rispetto al valore normale delle cessioni e/o prestazioni afferenti le attività istituzionali;

c. Prevalenza dei redditi derivanti da attività commerciali rispetto alle entrate istituzionali, intendendo per queste ultime i contributi, le sovvenzioni, le liberalità e le quote associative;

d. Prevalenza delle componenti negative inerenti all’attività commerciale rispetto alle restanti spese.

34. Per quali tributi è valido il ravvedimento operoso?

Per il pagamento dei tributi si devono osservare alcune modalità e soprattutto si devono rispettare i termini previsti dalle varie disposizioni tributarie.

Può capitare che nella normale gestione amministrativa alcuni adempimenti non vengono osservati correttamente.

In relazione a tali inadempimenti, dovuti a ritardi di pagamento o ad errati conteggi nella liquidazione delle imposte, sono previste sanzioni amministrative e relativi interessi di mora da conteggiare in base ai giorni di ritardo della regolarizzazione.

Per agevolare le inosservanze di pagamento di cui sopra è prevista una particolare forma di regolarizzazione, contenuta entro termini brevissimi, brevi o al massimo entro un anno dall’inadempimento, che viene definita “ravvedimento operoso”.

Il ravvedimento può essere effettuato per la maggior parte dei tributi e in particolare per:

a. Le ritenute di acconto operate dal sostituto di imposta;
b. Per i versamenti di acconto e di saldo per Irpef, Ires, Irap;
c. Per i versamenti dell’Iva;
d. Per l’imposta di registro, catastale e ipotecaria.
Il ravvedimento rapido (entro 14 giorni dall’omesso versamento) si attua versando una sanzione ridotta dello 0,20% per ogni giorno di ritardo.

35. Lo “Spesometro” , come si deve compilare?

Lo “Spesometro” è un documento che raccoglie tutte le informazioni relative ai movimenti in entrata e in uscita di un soggetto, fornito di partita IVA, nel quale vengono riepilogate tutte le fatture emesse e le fatture di acquisto ricevute con i relativi importi imponibili e l’imposta in esse indicata.

L’obbligo di comunicare all’Erario tutte le operazioni rilevanti ai fini IVA, per le quali è prevista l’emissione della fattura, è stato disposto con l’art. 21 del D.L. 31 maggio 2013, n. 78 e l’obbligo è assolto con la trasmissione dell’importo di tutte le operazioni attive e passive effettuate per ciascun cliente e fornitore.

Sono, quindi, oggetto della comunicazione da parte dei soggetti passivi IVA anche i corrispettivi relativi alle cessioni di beni e prestazioni di servizi rese e ricevute per le quali sussiste l’obbligo di emissione della fattura.

Tra i soggetti obbligati vi sono anche tutti quelli che hanno optato per la legge di favore  n. 398 del 16 dicembre 1991 anche se la normativa non prevede l’obbligo di annotazione delle fatture passive ricevute riferite però all’attività commerciale effettuata.

Con il provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle Entrate del 2 agosto 2013 è stato disposto che per gli enti non commerciali non costituiscono oggetto di comunicazione le fatture relative all’elettricità, gas, metano e telefono.

La comunicazione, chiamata “Comunicazione polivalente”, può contenere i dati rilevanti in forma aggregata o in forma analitica per ciascun cliente e fornitore e deve essere trasmessa, in forma telematica entro il giorno 10 o entro il giorno 22 del mese di aprile di ogni anno a seconda che il soggetto obbligato sia mensile o trimestrale.

36. L’iscrizione al REC e al REA è obbligatoria per le Associazioni Pro Loco?

Le Associazioni non profit che hanno per oggetto esclusivo e principale attività istituzionale e non svolgono attività di carattere commerciale non hanno alcun obbligo di iscrizione alla Camera di Commercio.

Come risulta dalle vigenti disposizioni, alla Camera di Commercio devono essere iscritti tutti i soggetti che svolgono attività commerciali.

In particolare sono obbligati alla iscrizione al R.E.C. (Registro degli Esercenti il Commercio) tutti i soggetti che per loro natura sono abilitati all’esercizio delle attività commerciali.

Sono evidentemente esclusi tutti i soggetti che non esercitano abitualmente attività commerciali ed in particolare tutte le Associazioni senza scopo di lucro che non hanno nei loro statuti per scopo sociale l’esercizio di tali attività.

Qualora le Associazioni dovessero svolgere in via sussidiaria ed accessoria una qualsiasi attività di carattere commerciale sono obbligate alla iscrizione soltanto al R.E.A. (Registro Economico Amministrativo), registro ugualmente tenuto dalle Camere di Commercio.

37. Quali sono i compiti della SIAE?

La S.I.A.E. – Società Italiana degli Autori ed Editori – istituzionalmente si interessa della tutela dei diritti che spettano agli autori delle opere musicali, teatrali, editoriali che hanno prodotto scritti, musica, ecc. e che, essendo iscritti a tale organismo, giustamente hanno diritto alla tutela delle loro opere ed hanno diritto al compenso in occasione dello sfruttamento delle stesse, in base al diritto d’autore di cui alla legge 22 aprile 1941, n. 633.

La principale attività è quella di vigilanza, di reperimento, acquisizione e controllo delle attività di soggetti che utilizzano le opere tutelate e la riscossione dei diritti che spettano agli autori.

Tra questi soggetti rientrano anche le Associazioni riconosciute e non riconosciute ed in genere tutti gli Enti commerciali e non commerciali senza scopo di lucro.

Oltre a questa attività di tutela dei diritti di autori la SIAE svolge attività di tutela dei tributi sugli spettacoli e intrattenimenti ed ha stipulato una convenzione con il Ministero delle Finanze al fine di reperire, acquisire e controllare il volume di affari dei soggetti operatori economici che operano in tali settori.

38. Il Rendiconto gestionale. Come deve essere impostato ?

Il rendiconto gestionale rappresenta per le Associazioni non profit l’ultimo e più importante adempimento di tutta la gestione. Questo adempimento risulta determinante ai fini della gestione associativa e ai fini della disciplina tributaria in ordine all’applicazione di agevolazioni fiscali concesse.

In definitiva dal rendiconto gestionale si evidenziano tutte le attività istituzionali che permettono il mantenimento delle agevolazioni accordate. Risulta importante anche per la sua funzione di “comunicazione” che assume nel fornire “all’esterno” dati e notizie utili per sollecitare eventuali aiuti finanziari per poter sviluppare l’attività istituzionale dell’ente.

Il rendiconto dell’attività istituzionale si compone di tre documenti:
– la situazione patrimoniale
– la relazione di gestione o di missione
– il rendiconto economico-finanziario.
La situazione patrimoniale richiama lo schema europeo utilizzato in campo imprenditoriale:
Situazione patrimoniale o Stato patrimoniale:

ATTIVITÀ                                                                                   PASSIVITA’

a) Crediti verso associati:                                                           a) Patrimonio netto:
– per quote associative                                                               – risultato di gestione

b) Immobilizzazioni:                                                                   (Avanzo o disavanzo)
– materiali                                                                                  – risultato anni precedenti
– immateriali                                                                              – riserve eventuali

c) Attivo circolante:                                                                    – fondo di dotazione
– crediti v/Enti                                                                            b) Fondo per rischi e oneri
– crediti v/terzi                                                                           c) Trattam. fine rapporto

d) Disponibilità liquide:                                                              d) Debiti:
– depositi bancari                                                                      – per contributi
– depositi postali                                                                        – verso banche
– denaro e valori bollati                                                             – verso fornitori
– verso Erario
– verso altri

Totale Attività                                                                             Totale Passività

39. Rendiconto economico. Come deve essere impostato?

Il Rendiconto economico comprende tutte le entrate e uscite di gestione analiticamente elencate per voci di conto.

Un esempio di tale rendiconto può essere il seguente:

ENTRATE (Proventi)                                                   USCITE (Oneri)
Entrate tipiche gestionali                                          Costi gestionali
Quote associative ordinarie                                          Affitto locali
Quote associative straordinarie                                    Costo del personale:
stipendi
contributi

Contributi                                                                    Altri costi
– Da Enti                                                                       Energia elettrica
– Da privati                                                                   Riscaldamento
– Da associati                                                               Telefono
Pulizie locali
Cancelleria
Fotocopie
Proventi finanziari                                                      Viaggi e trasferte
Interessi attivi bancari                                                  Stampati
Interessi da altre fonti                                                  Spese di formazione
Da attività finanziarie                                                   Spese di rappresentanza
Consulenze professionali
Spese di amministrazione
Sito internet
Altri proventi Rimborsi                                              Spese
Corrispettivi specifici da associati                                Spese promozionali
Raccolta fondi da manifestazioni                                 Spese pubblicità
Spese bancarie
Altre spese
Totale  Entrate                                                           Totale  Uscite
Avanzo/Disavanzo di gestione

40. La Verifica fiscale. In cosa consiste?

Ogni sistema tributario prevede una serie di adempimenti a cui i contribuenti devono attenersi. Si parla, quindi, di adempimenti contabili, dichiarativi e di versamento delle imposte.

Al fine di verificare che tutti questi obblighi siano adempiuti correttamente e per evitare forme di evasione tributaria sono previsti, in ogni settore tributario, una serie di verifiche e controlli fiscali condotti direttamente dagli uffici dell’Agenzia delle Entrate, oppure per delega legislativa, dalla Polizia tributaria della Guardia di Finanza o dalle Agenzie della SIAE che collaborano con l’Amministrazione Finanziaria.

La verifica consiste nel controllo di tutte le operazioni messe in atto dai contribuenti per l’adempimento degli obblighi fiscali.

Per l’attuazione di tali controlli gli uffici sopra menzionati, di propria iniziativa, dispongono di effettuare accessi presso le sedi operative dei contribuenti.

Le sedi operative sono quelle degli operatori del commercio o dei professionisti. Sono comprese anche le sedi delle Associazioni non profit che svolgono attività di carattere commerciale.

La verifica fiscale è tutelata dalle leggi specifiche di ogni materia ma per garantire che il controllo sia eseguito secondo la normativa vigente e per tutelare il contribuente secondo i principi costituzionali, è stata emanata la Legge 27 luglio 2000, n. 212, meglio conosciuta come “Lo Statuto del Contribuente”, che detta alcuni principi e garanzie a favore dei soggetti sottoposti a verifiche fiscali.

Sostanzialmente si forniscono nozioni su diritti e garanzie e informazioni sulla verifica; si pone l’accento sull’esame della documentazione , la durata della verifica e sulla figura del Garante del contribuente.

Come accennato la verifica si configura come un esame delle operazioni compiute dal contribuente per accertare la regolarità delle stesse.

La verifica si conclude con un verbale di constatazione in cui vengono rilevate, se commesse, infrazioni amministrative e, in qualche caso, penali.

Il verbale, in caso di violazioni, dà la possibilità al contribuente di definire le infrazioni commesse con l’eventuale versamento di somme non versate.

41. Dopo una verifica fiscale come occorre procedere?

Esaurita la fase della verifica, i verbalizzanti provvedono a notificare al soggetto controllato un verbale di constatazione in cui vengono elencati gli eventuali addebiti.

Il soggetto interessato può optare per due soluzioni: accettare i rilievi contestati e provvedere al versamento delle imposte dovute, con eventuali sanzioni, oppure può attendere che l’ufficio delle imposte emetta un avviso di accertamento con l’intimazione di provvedere al pagamento di quanto accertato entro i termini previsti dalla legge.

In questa seconda ipotesi il soggetto interessato, qualora non dovesse provvedere a quanto richiesto, ha la possibilità di iniziare una fase di contenzioso tributario avanti le Commissioni tributarie al fine di contestare i rilievi mossi con l’avviso di accertamento.

In tale ipotesi sono, comunque, richiesti anticipi di imposte a seconda del grado di giudizio in cui si trovi il contenzioso.

42. Il versamento in ritardo delle imposte come può essere sanato?

Le scadenze per i pagamenti di ogni imposta sono regolate da specifiche disposizioni di leggi e regolamenti.

I versamenti delle imposte eseguiti in ritardo comportano l’applicazione di sanzioni amministrative e interessi per i giorni di ritardo.

Le sanzioni di base previste per i ritardi sono ridotte a seconda del tempo di ritardo con cui vengono eseguiti i versamenti.

Si parla, quindi, di ritardo ridottissimo fino a 14 giorni, ritardo breve fino a 30 giorni e ritardo lungo fino a 365 giorni dal giorno in cui deve essere effettuato il versamento.

Questo sistema di regolarizzazione degli omessi o ritardati versamenti si chiama “Ravvedimento operoso”.

Pertanto, per il ravvedimento brevissimo, fino al 14° giorno dalla data dell’omesso versamento, si applica la sanzione ridotta dello 0,20% a seconda dei giorni di ritardo.

Esempio:
Ritardo di un giorno: 0,20%
Ritardo di 2 giorni: 0,40%
Ritardo di 3 giorni: 0,60%
Ritardo di 10 giorni: 2,00%
Ritardo di 14 giorni: 2,80%

Dal 15° giorno e fino al 30° giorno di ritardo, si applica la sanzione ridotta del 3%. Oltre il trentesimo giorno e fino ad un anno dalla data di versamento la sanzione diventa del 3,75%.

Alla sanzione devono essere aggiunti gli interessi moratori che si calcolano al tasso dell’ 1,00%, con decorrenza 1° gennaio 2014, per i giorni di ritardo.

Fino al 31 dicembre 2013 gli interessi erano dovuti nella misura del 2,50%.

43. Cosa si intende per “Pubblicità”?

Per pubblicità si deve intendere una qualsiasi forma di messaggio che un soggetto propone per ricordare un prodotto specifico o un particolare servizio che un altro soggetto ha incaricato di manifestare al pubblico, mettendo in evidenza il marchio, il prodotto e l’impresa.

La pubblicità è prevista come una delle attività considerate sempre commerciali sia ai fini delle imposte dirette che dell’Imposta sul valore aggiunto. Pertanto, il compenso ricevuto per tale servizio deve essere fatturato con Iva normale e considerata elemento di ricavo dell’Associazione.

44. Cosa si intende per “Propaganda”?

Per propaganda si deve intendere qualunque informazione divulgata con qualsiasi mezzo con il quale si vogliono diffondere idee di ogni genere per favorire una impresa o per lanciare un prodotto in generale.

Anche questo tipo di attività rientra tra quelle considerate sempre commerciali e per le quali deve essere emessa fattura con Iva normale, il cui ricavo costituisce reddito imponibile.

45. Cosa si intende per “Sponsorizzazione” ?

La sponsorizzazione costituisce una forma mista di pubblicità, di propaganda e di altri servizi con la quale si pubblicizza un prodotto o il servizio e si diffondono informazioni e idee sulle attività di un soggetto imprenditore.

Nella pratica consiste nella erogazione a terzi di contributi, da parte di un soggetto, per l’organizzazione di eventi di vario tipo – sportivo, culturale, musicale o di altro genere – a fronte di ottenere servizi pubblicitari varia natura e in una forma allargata di servizi. Si può definire una forma di pubblicità “dinamica” in confronto alla semplice pubblicità definibile “statica”.

In sostanza, a differenza della pubblicità, con la sponsorizzazione si attua una forma di “messaggio pubblicitario globale” dell’impresa che sostiene il costo di una manifestazione.

La sponsorizzazione è regolamentata come un qualsiasi contratto a “prestazioni corrispettive” in cui una parte, detta sponsorizzata, si obbliga verso un’altra, detta sponsor, ad eseguire una determinata prestazione di promozione pubblicitaria globale in cambio di un determinato corrispettivo che lo sponsor dovrà corrispondere.

Questa prestazione complessa costituisce attività commerciale per l’Associazione e dovrà essere fatturata con Iva normale.

46. Quali sono le incompatibilità per i soggetti funzionari degli Enti pubblici per partecipare ai Consigli direttivi delle Pro Loco?

Nell’ambito delle Associazioni di tipo volontaristico non vi sono particolari incompatibilità tra la partecipazione ad un gruppo volontaristico e la posizione abituale lavorativa di un soggetto che vuole entrare a far parte di una associazione. Pertanto anche un funzionario di un Ente locale o comunque un funzionario della pubblica amministrazione può partecipare in qualità di associato ad una Associazione Pro Loco.

Una forma di incompatibilità può essere intravista allorchè un funzionario di una pubblica amministrazione, svolgendo attività istituzionale interna al suo ufficio che può essere collegata all’attività dell’associazione, debba ricoprire cariche direttive nell’ambito della stessa Associazione di cui fa parte.

47. Quali elementi possono far perdere la qualifica di ente non commerciale?

L’articolo 149 del Testo unico delle imposte dirette prevede varie ipotesi per disconoscere i benefici fiscali e far perdere la qualifica di ente non commerciale ad una associazione non profit. La principale è quella dell’esercizio di attività commerciale svolta prevalentemente per un intero periodo di imposta. Gli altri elementi previsti in ordine alla quantificazione degli elementi di ricavi, di reddito e reddituali assumono rilevanza concordante per la prevalenza sugli elementi di carattere istituzionale. In ogni caso, quando una associazione mette in evidenza più fattori per evidenziare una attività commerciale che viene svolta oltre che per gli associati anche per eventuali soggetti terzi, con espliciti richiami alle attività svolte a pagamento, è lecito da parte degli organi di controllo intravedere un abituale esercizio di attività commerciale in contrasto con il vero scopo istituzionale dell’associazione.

In una fase di controllo, eseguita dagli uffici tributari presso un’associazione dove si svolgevano corsi anche per soggetti esterni, sono stati rilevati alcuni elementi che facevano qualificare l’attività svolta simile a quella commerciale e pertanto sono stati revocati i benefici fiscali. Questi elementi riguardavano l’esposizione di listini prezzi per le prestazioni, scontistica particolare per associati, promozioni e convenzioni particolari, vendita di alimenti e bevande per i partecipanti. Con tutta evidenza si trattava di una attività qualificabile commerciale e pertanto non agevolabile sotto l’aspetto fiscale.
Una Commissione tributaria ha ritenuto che le modalità con cui l’associazione svolgeva la sua attività fossero estranee allo spirito solidale ed alla finalità non profit dichiarata dalla stessa associazione e pertanto l’attività veniva dichiarata commerciale a tutti gli effetti.

48. La decommercializzazione di due eventi annuali può essere fatta valere anche per le Associazioni Pro loco?

L’art. 25 della legge 13 maggio 1999, n. 133, ha disposto una particolare agevolazione per le Associazioni sportive dilettantistiche che, operando secondo le disposizioni volute dal CONI o dalle Federazioni sportive nazionali, si avvalgono dell’opzione prevista dall’art. 1 della legge 16 dicembre 1991, n. 398.

L’agevolazione consiste nell’esclusione dalla formazione del reddito imponibile di particolari proventi indicati espressamente nella richiamata legge n.133/1999 e che si esplicitano in:
– Proventi conseguiti nello svolgimento di attività commerciali connesse con gli scopi istituzionali;
– Proventi conseguiti a seguito di raccolte di fondi effettuate con qualsiasi modalità,

a condizione che le attività e le raccolte di fondi abbiano carattere di occasionalità e saltuarietà, che i proventi siano conseguiti nell’ambito di due manifestazioni per periodo di imposta e che i proventi rientrino nel limite complessivo di lire cento milioni (ora € 51.065,00) per periodo di imposta. La Circolare del Ministero delle Finanze n. 43/E dell’8 marzo 2000 ha chiarito la portata della norma di favore.

Tale norma agevolativa è stata estesa anche alle Associazioni Pro Loco con l’art. 33, 5° comma, della Legge 23.12.2000, n.388 (Finanziaria per il 2001), che si avvalgono dell’opzione per la legge n. 398/1991 sopra richiamata.

49. Cosa si intende per contabilità separata e quando è obbligatoria?

Per contabilità separata, nella normale applicazione aziendale, si deve intendere la contabilità tenuta per ogni settore di attività produttiva o per ogni tipo di attività commerciale o per diverse attività che vengono svolte nella stessa azienda (industriale, commerciale o di servizi). Nell’Ambito delle Associazioni Pro Loco si possono svolgere attività istituzionali, che sono quelle previste dallo statuto sociale, e attività accessorie e sussidiarie, che si qualificano commerciali per la loro specifica natura. In questa specifica ipotesi, cioè quando si svolgono attività istituzionali e attività commerciali, l’art. 143, 2° comma, del Testo unico delle imposte dirette D.P.R. 22.12.1986, n.917 e succ. mod. ha disposto che “Per l’attività commerciale esercitata gli enti non commerciali hanno l’obbligo di tenere la contabilità separata”. Stante l’obbligatorietà della tenuta separata della contabilità è necessario istituire diversi registri per ogni attività esercitata e provvedere alla annotazione separata di tutte le operazioni svolte nel corso dell’anno. A fine gestione si dovrà redigere, in modo separato, il Rendiconto gestionale per l’attività istituzionale e il Bilancio per l’attività commerciale secondo i principi contabili.

50. L’Iva relativa agli acquisti è detraibile in regime agevolativo della Legge n. 398/1991?

La legge n. 398/1991 offre la possibilità di gestire le attività commerciali svolte in forma accessoria dalle Associazioni Pro loco in modo semplificato, offrendo anche dei vantaggi dal punto di vista tributario.

I principali benefici sono:
– Esonero della tenuta del registro degli acquisti;
– Esonero della presentazione della dichiarazione annuale IVA;
– Versamento dell’IVA dovuta in modo forfetario nella misura del 50% dell’imposta applicata sui corrispettivi e sulle fatture emesse;
– Versamento delle imposte sul reddito sull’imponibile del 3% del volume d’affari;
– Annotazione dei corrispettivi riscossi sul Prospetto riepilogativo o in alternativa sul

Registro dei corrispettivi istituito ai fini IVA. Per effetto della percentuale forfetaria di detrazione dell’IVA da versare del 50% non è consentito detrarre l’IVA pagata ai fornitori sulle fatture di acquisto.

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